Il colloquio di lavoro è utile e giusto se è fatto bene, diversamente è solo dannoso!
04.10.2022 Articolo di Roberto Sibilia - Fondatore e Sr Consultant di ME-TODO®
Il colloquio di lavoro è un momento importante, direi tra quelli fondamentali, nel panorama delle attività di un'organizzazione. Infatti il successo di un azienda deriva in gran parte dal suo capitale umano, quindi scegliere le persone adatte al progetto imprenditoriale è imprescindibile.
Purtroppo l'intervista di selezione, strutturata o no, come strumento per prevedere le prestazioni di un nuovo collaboratore è una pratica carente e dannosa. Vediamo perché e come possiamo migliorare.
Quali sono le ragioni della scarsa validità dei colloqui.
A mio giudizio e per la mia esperienza il primo fattore di invalidità del colloquio è legato all'intervistatore. Ossia alla competenza e alla consapevolezza di chi conduce l'intervista. E quando mi riferisco alla competenza sto parlando innanzitutto di quelle trasversali, i soft skills, e poi di quella "tecnica".
Penso che sarai d'accordo con me nel dire che nella maggior parte delle circostanze della vita, professionale e personale, è improbabile riuscire a prevedere il futuro. Iniziamo, quindi, col dire che l'intervista è per molteplici ragioni inefficace nel predire le performance future della persona che ci sta di fronte.
Anche perché un'intervista, un piccolissimo frammento di conoscenza dell'intervistato, è un campione comportamentale che potrà dirci molto poco sull'agire generale della persona. Decideresti di sposarti dopo il primo appuntamento? Credo di no, quindi perché decidere di assumere dopo qualche ora di colloquio.
Un secondo punto è la capacità di giudicare il carattere, la personalità o l'abilità di qualcuno con una breve conversazione è molto scarsa. Difficilmente chi intervista è in grado di dire quando l'intervistato risponde in modo casuale o mente a una domanda. Il compito per l'intervistatore è ancora più arduo dal momento che la maggior parte delle persone è poco sincera nei colloqui di lavoro.
Altro aspetto da evitare di sottovalutare è che le qualità che "catturano" di un candidato hanno poco in comune con le qualità richieste dalla posizione. Ti basti sapere che statisticamente le persone estroverse nel momento dell'intervista rispondono meglio di chi non lo è. Eppure l'estroversione non è una caratteristica richiesta nella maggior parte dei ruoli.
La mia personale opinione è che le interviste da sole mancano di ciò che in psicologia è definita "validità ecologica", ossia la caratteristica di una procedura o processo di ricerca che misuri effettivamente ciò che presume di misurare. Nel nostro caso l'intervista suscita troppo spesso comportamenti che riflettono in modo inaffidabile il comportamento del candidato nel mondo reale.
Se non bastasse anche la psicologia cognitiva ce li "sconsiglia".
Gli psicologi cognitivi Amos Tversky e Daniel Kahneman hanno dimostrato come l'essere umano ha diversi pregiudizi che ostacolano sistematicamente la capacità di valutazione e il processo decisionale. Senza adeguati "contrappesi esterni" che l'intervista, strutturata o meno, non fornisce la nostra mente devia dalla ragione e dalla razionalità verso la distorsione, come ad esempio:
- fare troppo affidamento sulla prima informazione ricevuta;
- cercare e interpretare le informazioni nel modo che conferma le proprie convinzioni preesistenti;
- soppesare sistematicamente i risultati futuri a breve termine più pesantemente di quelli a lungo termine;
- sottovalutare il costo e la durata di qualsiasi impresa;
- favorire le persone che ci affascinano, ci attraggono ci somigliano.
L'intervista strutturata e il colloquio situazionale benché permettano una migliore valutazione, perché a tutti i candidati per una posizione vengono poste o le stesse domande o il medesimo contesto, subiscono comunque l'influenzabilità dell'intervistatore.
Quale può essere una soluzione.
Nel corso dei miei interventi di consulenza preferisco mettere a punto il processo di selezione dell'organizzazione aziendale su cui intervengo. Rivedo quindi il processo ricercando oggettività ed efficacia, affinché si ottenga una significativa riduzione dei costi. Dove le dimensioni dell'azienda lo consentono anche introducendo strumenti digitali.
Mi avvalgo di strumenti di analisi delle competenze trasversali in grado di restituire al processo di reclutamento quell'oggettività che permette di individuare il talento più adatto al conteso aziendale per la specifica posizione da ricoprire.
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