Siamo sicuri che la razionalità debba e possa non tenere conto delle emozioni?
05.01.2021 Articolo di Roberto Sibilia - Fondatore e Sr Consultant di ME-TODO®
Perché è sbagliata la contrapposizione tra emozioni e razionalità.
In sintesi è acclarato che gli esseri umani formano le loro aspirazioni e compiono le scelte sulla base di "intelligenze multiple" in cui emozioni, inconscio, relazione mente corpo, esperienze e vissuto personale, legami tra "io personale" e il "noi collettivo" giocano un ruolo fondamentale.
Dagli studi dell'economia comportamentale sappiamo come emotività, intuizioni, meccanismi automatici ripetitivi che mettiamo in atto per rispondere alle situazioni, possono portare a risultati soddisfacenti, ma più frequentemente a errori di valutazione con conseguenze fortemente negative.
Le basi del management non si sono adeguate.
Continuare a proporre modelli basati su visioni ristrette che non tengono conto né delle rivoluzioni economiche avvenute e in corso né delle scoperte delle neuroscienze sul comportamento umano è il limite che vedo nelle proposte di modelli di leadership preconfezionati. Peter Drucker, una quindicina di anni fa, poco prima di morire, ha sottolineato come " ... le idee, i concetti, gli assunti su cui sono state costruite e gestite le organizzazioni non sono più in sintonia con la realtà di oggi".
E a ben vedere se analizziamo le scelte e le decisioni delle organizzazioni in interazione con quanto accade a livello economico ci possiamo rendere conto che i paradigmi impiegati nella guida delle aziende sono inadeguati.
Dove sono i limiti del modello tradizionale.
Le neuroscienze hanno permesso di chiarire come sia impossibile scindere ciò che nella mente ha carattere cognitivo da quello che è emozione e sentimento. Così come la notevole attività inconscia che guida la maggior parte dei processi psichici - emozionali, cognitivi, percettivi - evidenzia i limiti funzionali e gli innumerevoli errori in cui cade la mente umana.
Scindere il pensiero dall'emozione è impensabile così come è definitivamente accertato che l'intelligenza nella sua completezza è composta da una "somma di intelligenze". Queste cooperano in modo organico e sebbene siano una dotazione genetica devono essere attivate con una stimolazione continua e sistematica, praticandole e allenandole.
Ognuna delle "intelligenze" è caratterizzata da risorse, limitazioni strutturali, cognitive, emozionali, percettive e perfino culturali che vanno conosciute e accettate perché sono vincoli umani insuperabili. Fare finta di nulla ed evitare di conoscere e tenerne conto è ciò che porta gli individui a cadere nelle trappole e negli autoinganni che poi producono danni sia a livello individuale che sociale.
L'economia comportamentale ci dà un'ulteriore conferma.
Grazie alle ricerche e agli studi di Daniel Kahneman e Amos Tversky sappiamo che nei mercati, durante le negoziazioni o nelle organizzazioni le scelte e le decisioni sono basate su tutto tranne che sulla razionalità o la massimizzazione del risultato. Kahneman e Tversky hanno dimostrato come le scelte e le decisioni di imprenditori e manager sono sistematicamente limitate da processi mentali condizionati dalle emozioni, da meccanismi cognitivi automatici e distorsivi o da "intuizioni" che conducono a ipotesi e convincimenti radicalmente sbagliati. Questi processi mentali che danno origine ai comportamenti anziché permettere una risposta razionale producono inconvenienti in serie e sprechi elevati.
Sintetizzate le basi scientifiche su cui poggiare "dei nuovi paradigmi" il prossimo articolo sarà dedicato al riconoscimento dei principali bias e autoinganni.
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